16-17 agosto: Qingdao day 2-3

Trasferimento all’ostello Old Observatory che come il nome suggerisce e’ stato ricavato nella sede che ospitava l’osservatorio e nella cupola, che ancora contiene il telescopio, si trova il bar con terrazza.

Visitiamo il faro, le spiagge piene di cinesi in salvagente, facciamo una lunga passeggiata sul lungo mare di Qingdao e sembra quasi di essere in vacanza!

L’indomani visitiamo l’immenso parco della citta’ dove troviamo un po’ di riparo dal caldo afoso. Nel pomeriggio visita al museo della birra Tsingtao, la sesta azienda produttrice di birra al mondo. Tra le foto e la storia dell’azienda, non mancano le degustazioni. Qingdao: voto 7.5.

Prossima meta: Shanghai, dove Oriente e Occidente si mescolano…

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15 agosto: Qingdao, terra di mare e di birra

Sveglia ore 6.15. Partenza per la stazione che alle 7 gia’ brulica di gente. Elena si abbiocca in sala d’aspetto, quando a un tratto il nostro treno scompare dal tabellone. Panico. Anna si avvia a chiedere spiegazioni, ma i bigliettai confermano che non c’e’ piu’ il treno. Dopo di che una serie di persone gentili pur non parlando inglese si dedicano alla nostra causa e ci aiutano a capire che il treno e’ semplicemente in ritardo. 

Arriviamo a Qingdao nel primo pomeriggio, fuori dalla stazione gia’ si respira aria di mare. L’ostello scelto in extremis per la prima notte ci riserva una stanzina senza finestra. Purtroppo il cinese di Anna non le permette di protestare e mettere in riga la host. Ci teniamo il bunker.

Proviamo ad avviarci in centro, ma i taxi sono tutti strapieni. Incontriamo un signore ghanese che ci regala un paio di indicazioni che cambieranno la nostra giornata e daranno una svolta alla gestione del viaggio. Parola magica: Shanqri La (e’ lo stesso consiglio che ci avrebbe dato Flavio: al TOP!).

Giunte al mall dell’albergo in bus, decidiamo di concederi un pranzo, evento raro nell’economia della nostra vacanza. Caffe’, succo e panino in un simil Starbucks dove guida alla mano decidiamo definitivamente le prossime tappe e ci affidiamo al travel service dell’hotel per prenotare tutti gli spostamenti. La formula del fai-da-te non si era rivelata sempre di successo e richiedeva troppe ore. Finalmente ci concediamo una passeggiata sul lungo mare!

14 agosto: biglietti del treno

Una volta ridiscese dal Tai Shan, decise ad abbandonare la Jacksonville cinese, le due decidono di acquistare i biglietti del treno per l’indomani. Questa la comoda e rapida procedura d’acquisto (non dimenticate i 6000 gradini che avevamo sui polpacci). 

Dopo un primo tentativo alla stazione dei treni, dove la bigliettaia ci dice che non ci sono piu’ biglietti per Qingdao, impieghiamo 1 ora per raggiungere un’agenzia di viaggio intravista al mattino. Non parlando inglese, Anna e gli agenti comunicano tramite bigliettini. Anche loro ci confermano che i posti sul treno diretto sono esauriti, ma ci aiutano a trovare una soluzione alternativa con cambio a Jinan. Presto capiamo pero’ che loro non vendono i biglietti, e quindi?

Ci preparano un fogliettino con un indirizzo da consegnare al tassista che ci condurra’ dal bagarino/bigliettaio. Missione compiuta, tempo impiegato 4 ore. Lezione appresa, in Cina tutto e’ difficile ma nulla e’ impossibile! 

13 agosto: Tai’an, la Jacksonville N.C. della Cina

Attratte dalla descrizione quasi romantica del luogo fatta dalla Lonely Elena e Anna partono speranzose e rigenerate alla volta di Tai’an. Ad attenderle, nell’ordine: una coltre di nebbia fuori dalla stazione, un tassista fetente che le voleva fregare (che Anna ha messo subito in riga), un hotel che definire agghiacciante e’ un complimento, una cenetta tipica cinese con crampi notturni inclusi nel prezzo. Insomma, come direbbe Flavio: da sogno!

Ma l’indomani sveglia ore 7 per intraprendere la scalata del Monte sacro Tai, 6000 gradini di puro sacrificio confuciano (a pagamento). Dopo 2 ore e mezza di scalini, di fronte all’opzione funivia le due sbocconcellano una pesca, fanno fuori mezzo litro di Polase e riprendono la scalinata. Stakhanov ‘ie farebbe ‘na pernacchia.  

Giunte in cima, con i cinesi in infradito e zeppe che ci esortavano a suon di COME ON COME ON, ci siamo godute la splendida vista costellata da templi buddisti, soddisfatte della fatica. Dopo aver cercato un riparo per la notte con l’intento di ammirare l’alba, alla vista di una camera sotterranea senza bagno e senza finestra a 200 yuan le due ci rinunciano ed escogitano un piano B: fuga da Tai’an!Immagine

13 agosto: sulla via per Tai’an, la scena del treno

Stazione ferroviaria di Beijing Sud: un’ora prima della partenza del treno per Tai’an, le donnine in divisa e microfono all’orecchio annunciano qualcosa. La coda davanti al gate conta gia’ oltre 200 persone. I cinesi in coda, che sono 198, iniziano ad agitarsi. Anziani e bambini sul lato, poi comincia ad arrivare gente correndo che salta la coda e s’infila nel gate con beneplacito delle signorine in divisa. Chi sono questi eletti, gente di prima classe? Chiediamo alla nostra vicina che ha la nostra stessa destinazione. Ci risponde. Non capiamo. Esitiamo a fare altre mosse, si suda troppo, anche solo a pensare. Gli odori di umanita’ si sommano e non danno tregua. Passano 40 minuti che quando non capisci un cavolo di cosa ti succede intorno e ogni tanto ricevi un gomito nel fianco o un trolley sul piede sembrano interminabili. Poi a 15 minuti dalla partenza, i cancelli laterali si aprono: anziani e bambini con i loro accompagnatori si lanciano sulle scale che portano ai binari; infine le porte scorrevoli si aprono e tu pensi. E’ finita, adesso verro’ travolta da un miliardo di cinesi. Allora pianti i piedi, usi lo zainone per difendere la spalla tua e della tua compagna di viaggio, fai passare una mamma con un bambino, ma quando vedi l’orda di familiari al seguito decidi che no. Allarghi i gomiti, ne blocchi due e ti infili nel gate. E’ fatta, ora saliremo sul treno. Vive..