14 agosto: biglietti del treno

Una volta ridiscese dal Tai Shan, decise ad abbandonare la Jacksonville cinese, le due decidono di acquistare i biglietti del treno per l’indomani. Questa la comoda e rapida procedura d’acquisto (non dimenticate i 6000 gradini che avevamo sui polpacci). 

Dopo un primo tentativo alla stazione dei treni, dove la bigliettaia ci dice che non ci sono piu’ biglietti per Qingdao, impieghiamo 1 ora per raggiungere un’agenzia di viaggio intravista al mattino. Non parlando inglese, Anna e gli agenti comunicano tramite bigliettini. Anche loro ci confermano che i posti sul treno diretto sono esauriti, ma ci aiutano a trovare una soluzione alternativa con cambio a Jinan. Presto capiamo pero’ che loro non vendono i biglietti, e quindi?

Ci preparano un fogliettino con un indirizzo da consegnare al tassista che ci condurra’ dal bagarino/bigliettaio. Missione compiuta, tempo impiegato 4 ore. Lezione appresa, in Cina tutto e’ difficile ma nulla e’ impossibile! 

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13 agosto: Tai’an, la Jacksonville N.C. della Cina

Attratte dalla descrizione quasi romantica del luogo fatta dalla Lonely Elena e Anna partono speranzose e rigenerate alla volta di Tai’an. Ad attenderle, nell’ordine: una coltre di nebbia fuori dalla stazione, un tassista fetente che le voleva fregare (che Anna ha messo subito in riga), un hotel che definire agghiacciante e’ un complimento, una cenetta tipica cinese con crampi notturni inclusi nel prezzo. Insomma, come direbbe Flavio: da sogno!

Ma l’indomani sveglia ore 7 per intraprendere la scalata del Monte sacro Tai, 6000 gradini di puro sacrificio confuciano (a pagamento). Dopo 2 ore e mezza di scalini, di fronte all’opzione funivia le due sbocconcellano una pesca, fanno fuori mezzo litro di Polase e riprendono la scalinata. Stakhanov ‘ie farebbe ‘na pernacchia.  

Giunte in cima, con i cinesi in infradito e zeppe che ci esortavano a suon di COME ON COME ON, ci siamo godute la splendida vista costellata da templi buddisti, soddisfatte della fatica. Dopo aver cercato un riparo per la notte con l’intento di ammirare l’alba, alla vista di una camera sotterranea senza bagno e senza finestra a 200 yuan le due ci rinunciano ed escogitano un piano B: fuga da Tai’an!Immagine

13 agosto: sulla via per Tai’an, la scena del treno

Stazione ferroviaria di Beijing Sud: un’ora prima della partenza del treno per Tai’an, le donnine in divisa e microfono all’orecchio annunciano qualcosa. La coda davanti al gate conta gia’ oltre 200 persone. I cinesi in coda, che sono 198, iniziano ad agitarsi. Anziani e bambini sul lato, poi comincia ad arrivare gente correndo che salta la coda e s’infila nel gate con beneplacito delle signorine in divisa. Chi sono questi eletti, gente di prima classe? Chiediamo alla nostra vicina che ha la nostra stessa destinazione. Ci risponde. Non capiamo. Esitiamo a fare altre mosse, si suda troppo, anche solo a pensare. Gli odori di umanita’ si sommano e non danno tregua. Passano 40 minuti che quando non capisci un cavolo di cosa ti succede intorno e ogni tanto ricevi un gomito nel fianco o un trolley sul piede sembrano interminabili. Poi a 15 minuti dalla partenza, i cancelli laterali si aprono: anziani e bambini con i loro accompagnatori si lanciano sulle scale che portano ai binari; infine le porte scorrevoli si aprono e tu pensi. E’ finita, adesso verro’ travolta da un miliardo di cinesi. Allora pianti i piedi, usi lo zainone per difendere la spalla tua e della tua compagna di viaggio, fai passare una mamma con un bambino, ma quando vedi l’orda di familiari al seguito decidi che no. Allarghi i gomiti, ne blocchi due e ti infili nel gate. E’ fatta, ora saliremo sul treno. Vive..

12 agosto: Gubeikou

Partenza ore 7. Dopo un inizio da “tremarella” ovvero: il tassista viene a prenderti puntualissimo all’hotel ma appiedato. Ci carica su un altro taxi e si avvia verso la periferia di Chengde. Strade dissestate, poverta’ ovunque (forse che cogliamo l’altra meta’ del Regno di Mezzo?). Non capire che cosa succede puo’ essere fonte di agitazione, ma ben presto recuperiamo nel mezzo di un quartiere in piena costruzione una Chevrolet fiammante, di probabile appartenenza ad un enologo, visto il contenuto del bagagliaio. Questo e’ il mezzo piu’ sicuro che ci portera’ nel nostro angolo di paradiso cinese. 

La host del The Great Wall Box House ci viene incontro alle ore 9.00 in cima ad un sentiero che conduce ad un rilassante giardino con 12 gatti ai piedi della Grande Muraglia. Dopo averci rifocillate, ci mostra il percorso da fare a piedi sulla Grande Muraglia su una cartina dipinta a mano.

La camminata di 5 ore lungo il crinale di un tratto diroccato e poco battuto dal turismo del Great Wall e’ rigenerante. Una vista magnifica, nuvole clementi e pace (un raro tesoro nel chiassoso Regno di Mezzo). 

La sera ci servono una cena home-made in compagnia degli altri ospiti e degli immancabili gatti. Condividiamo la camerata con una viaggiatrice cinese solitaria che alle 3 di notte pensa bene di alzarsi, fumarsi una sigaretta al mentolo, fare un casino cinese per puntarsi il ventilatore addosso per poi coprirsi con il piumino fino al collo. Risultato: la mattina dopo a colazione ha chiesto una tisana per curarsi il raffreddore! Immagine

10-11 agosto: treno per Chengde

Chengde, si legge sulla Lonely, e’ una tipica cittadina cinese di provincia che durante la prima meta’ della dinastia Qing divenne la residenza estiva e quartier generale per la politica estera degli imperatori mancesi. Ricordate: il fatto che sia una tipica cittadina cinese di provincia non e’ detto che sia un bene! 

Visitato la residenza estiva con il suo lago che ricorda Hangzhou, il tempio di Puning, dove la dea buddista della misericordia, Guanyin, alta 22 metri e con 42 braccia ci ha lasciate a bocca aperta e infine il tempio Putuozongcheng, riproduzione in minatura del tempio di Lhasa.

Quello che stupisce e’ che al di fuori delle attrazioni turistiche, letteralmente assalite in questa stagione dai turisti e devoti cinesi, e la cui entrata si paga a prezzi decisamente occidentali (10-12 euro in media), la citta’ e’ mediocre, fatta di palazzi in costruzione, alta dose di inquinamento e trascuratezza. Senza dubbio uno scorcio interessante e reale della Cina. 

In serata, con gran soddisfazione, Anna ha sfoderando le sue dosi di cinese, contrattando con un tassista il passaggio per la prossima tappa…

p.s. Nella foto allegata “find the western”Immagine🙂